“L’ipoacusia in età pediatrica” è il tema dell’incontro organizzato dalla Terme di Castel San Pietro dedicato ai medici pediatri che si è svolto venerdì 5 giugno, dalle ore 19.30, nella sala convegni della struttura termale con la presenza della dott.ssa Giulia Molinari, medico chirurgo specialista in Otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico-facciale del Policlinico Sant’Orsola, dottoressa di Ricerca (PhD) in Scienze chirurgiche e Tecnologie innovative, e di Livio Presutti, Professore ordinario, Direttore della Clinica Otorinolaringoiatrica dell’Università di Bologna.
L’intervento della dottoressa Molinari si è sviluppato su due fronti. Da una parte l’iter diagnostico: “La sfida è come intercettare tempestivamente il deficit uditivo nei neonati e nei bambini nei primi mesi di vita, quando i piccoli pazienti non sono ancora in grado di collaborare ai test. In questo senso famiglia, pediatri ed eventualmente le educatrici degli asili nidi o le maestre delle scuole materne ed elementari rappresentano un fronte unico per individuare eventuali patologie nei bambini”.
I casi sono molteplici: “si va dalla sordità rinogena, che è un calo temporaneo dell’udito causato dall’accumulo di muco o catarro nell’orecchio medio fino a casi più complessi che possono sorgere se la patologia non viene trattata tempestivamente, peggiorando nel tempo fino a compromettere gravemente l’udito. Vi sono poi i casi di sordità dovuta a malformazioni o a problemi genetici”.
Da qui il secondo aspetto affrontato dalla dottoressa Molinari, quello delle soluzioni terapeutiche: “In caso di patologie acute, tipo otiti, si interviene con apposite terapie mediche. Quando queste non sono più sufficiente, o comunque nei casi più complessi, può essere necessario l’intervento chirurgico fino, nel caso di ipoacusie profonde, ad arrivare a trattamenti con impianti cocleari e protesi impiantabili”.
Per questo tipo di patologie nella realtà emiliano-romagnola esistono degli iter ben strutturati. “Il sospetto iniziale avvia infatti un percorso multidisciplinare che coinvolge l’otorinolaringoiatra e la radiologia per gli accertamenti clinici, per poi estendersi alla neuropsichiatria infantile e alla logopedia per la riabilitazione. Una rete di specialisti che lavora in sinergia per garantire il futuro uditivo del bambino”, ha concluso Molinari.
Sull’importanza delle cure termali si è soffermato il professore Livio Presutti: “Quando ci troviamo di fronte a un’otite media effusiva (o catarrale), nota anche come sordità rinogena, parliamo di una delle cause più frequenti di calo dell’udito nei bambini. Il termine ‘otite’ non deve trarre in inganno: in questo caso non c’è un’infezione acuta e il bambino non prova dolore. Si tratta invece di una condizione subdola. L’orecchio non riceve abbastanza aria per vari motivi, di conseguenza il bambino respira male e sente meno. Spesso i genitori non se ne accorgono subito, proprio perché il piccolo non accusa dolore; la diminuzione dell’udito è dovuta esclusivamente all’accumulo di catarro. Per questa specifica patologia le cure termali rappresentano un presidio importante, se abbinate alla terapia medica, possono risolvere il problema. I loro benefici sono ormai dimostrati da anni di rigorosi studi scientifici”.
“Abbiamo voluto aprire questa serata con una visita ai vari reparti della nostra struttura per fare meglio conoscere agli intervenuti le opportunità curative offerte dalle Terme castellane – ha concluso Stefano Iseppi, amministratore delegato di Terme SpA -. Per noi quelle di Castel San Pietro sono ancora terme di salute, che mettono al centro la cura, la riabilitazione e la prevenzione. E’ utile ricordare che le acque che vengono utilizzate sono esclusive di questo territorio, non a caso nel parco delle Terme ci sono i quattro pozzi di acqua sulfurea, mentre quella salsobromoiodica proviene dalle colline a due chilometri di distanza, raccolta in un acquedotto privato e trasferita qui tramite una conduttura. Quindi l’obiettivo di questa serata è stato quello di presentare il valore curativo di queste acque, in particolare per la cura della sordità rinogena”.





